Museo della Città

Museo della Città

Museo della Città

Dal 1990 ha la propria sede nel settecentesco Collegio dei Gesuiti, opera dell'architetto bolognese Alfonso Torreggiani, si compone attualmente di più di 40 sale in cui sono distribuite circa 1500 opere.

 Il giardino accoglie il Lapidario romano con iscrizioni dal I sec. a.C. al IV sec. d.C. che offrono informazioni sulla vita, le relazioni parentali, la società, la religione...

La sezione archeologica sviluppa un itinerario che prende le mosse da un milione di anni fa con i segni della presenza dell'homo erctus per concludersi con la fine della romanità.

Rappresentativi della fase di fondazione della colonia di Ariminum sono, accanto ai depositi votivi, esemplari di aes grave, la moneta fusa con l’effigie di un Gallo, così come i pocola decrum, le ciotole con nomi e sigle di divinità e dell'organizzazione territoriale della colonia.

Si delinea quindi il profilo dell'Ariminum tra III e I sec. a.C. in cui le domus accolgono spazi abitativi a fianco di vani di servizio per l'attività artigianale. La produzione di ceramiche a vernice nera ha un'esauriente campionatura del vasellame da mensa e da cucina nonchè di lucerne nello scarico urbano di palazzo Battaglini.

La città esprime la sua anima attraverso i monumenti funerari delle necropoli dislocate lungo le principali vie di accesso, le sculture e le terrecotte decorative di edifici religiosi o civili. Il Covignano, ricco di boschi e sorgenti, conferma l'antica vocazione culturale che manterrà per tutta l'epoca romana. Alle soglie del I sec. a. C. la religiosità del colle assume forme monumentali: evocano un tempio imponente gli otto capitelli che la tradizione assegna a San Lorenzo in Monte, così come la testa in marmo greco di divinità femminile. Incrociando i grandi personaggi della storia di Roma (da Camillo, a Flaminio, dà Mario a Cesare), Ariminum entra nell’epoca imperiale come colonia rifondata da Augusto che oltre a curare il riassetto della viabilità urbana ed extraurbana, la dota di importanti monumenti (dall’Arco al ponte sul Marecchia al teatro), di acquedotti e sistemi fognari. A rinnovarsi è anche l’edilizia che vede la conversione delle aree produttive in aree residenziali. Le domus (quelle di palazzo Massani, dell'Arco d'Augusto, dell’ex San Francesco, dell'ex Vescovado, del Mercato Coperto, di via Sigismondo...) hanno interni pavimentati da raffinati mosaici con ricche geometrie, eleganti motivi figurativi, campiture monocrome, impreziosite da marmi colorati: a denotare amore per il lusso, agiatezza economica e fervore culturale sono anche gli arredi, gli affreschi parietali, le sculture, le ceramiche e gli instrumenta.

Esemplari della media età imperiale sono la domus di palazzo Diotallevi (da cui proviene, fra gli altri, il mosaico con l'ingresso delle barche nel porto, forse quello di Ariminum, emblema anche della sala dedicata al tema del mare) e la domus del chirurgo.

Emersa dagli scavi della attigua piazza Ferrari, la domus del chirurgo ha fama internazionale grazie al corredo di strumenti chirurgici (il più ricco conosciuto nel mondo romano) e dell'attrezzatura per la preparazione dei farmaci. Rarissimo il quadro in vetro con raffigurazione di pesci che ornava il triclinio (Pinax). Alla cultura greco­-orientale rimandano il graffito sull'intonaco della stanza adibita a day hospital, le incisioni su piccoli vasi per medicinali e l'iscrizione sulla base di una statua. L’esposizione dei materiali è introdotta dalla taberna medica ricostruita in scala prossima all’originale.

Nel percorso si apre ora una sorta di piccolo pantheon che accoglie dei ed eroi di Ariminum: Eros, Dioniso, Priapo, Sileno, Venere, Minerva, Fortuna, Orfeo e il mitico Ercole.... cui si affiancano i culti orientali.

Il mosaico pavimentale è protagonista anche della Rimini tardoantica. La Sezione ne presenta splendidi esemplari a campionatura del patrimonio accumulato negli scavi di palazzo Gioia, palazzo Palloni e Mercato Coperto: qui sono venuti in luce i resti di domus palaziali erette fra V e VI secolo, nel clima del rinnovato impulso che la corte imperiale di Ravenna diede all'attività edilizia. In delicate policromie i mosaici sviluppano intricati motivi geometrici che si dilatano ad occupare le grandi superfici, disegnano schemi complessi, scandiscono percorsi o fanno da cornice a immagini figurate. Fra queste spiccano la cd. Venere allo specchio e la scena di processione con doni dalla domus di palazzo Gioia che ha restituito anche il mosaico delle Vittorie, immagine sulla soglia di un ampio vano di rappresentanza; esempio della migliore arte musiva del II secolo, il pavimento sopravvisse per centinaia di anni mantenendo alla stanza la funzione di ricevimento anche nella ristrutturazione in forme palaziali della domus imperiale.

Indici del tenore di vita nelle dimore tardoantiche all'apice del loro splendore, i mosaici evidenziano anche la rapida decadenza, preludio dell’abbandono della metà del VI secolo, al tempo della guerra goto-bizantina che sigla il passaggio dalla romanità al medioevo. Emblematico l’esempio di una tomba alla cappuccina, anonima sepoltura, che va ad intaccare con una profonda ferita un mosaico tardoantico.

ORARI

Orario invernale
(dal 10 settembre al 31 maggio)
Dal Martedì al Sabato dalle 08:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00
Domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 19:00
Festivi dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 19:00
Giorno di chiusura invernale: Lunedì Orario estivo
(dal 1 giugno al 9 settembre)
Mercoledì, Venerdì e Sabato dalle 14:00 alle 23:00
Martedì e Giovedì dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 23:00
Domenica dalle 17:00 alle 23:00
Festivi dalle 17:00 alle 23:00
Giorno di chiusura estivo: Lunedì
 

INFO

Tel. 0541 793851
Email: musei@comune.rimini.it Parzialmente accessibile ai disabili o di fruizione autonoma difficoltosa Ogni prima domenica del mese e il mercoledì ingresso gratuito

INDIRIZZI

Via Luigi Tonini, 1
Rimini

COME ARRIVARE

In auto: uscita autostrada A14 'Rimini Sud'; proseguire per il centro per circa 3 km
in treno: dalla stazione ferroviaria percorrere V.le Dante
In aereo: dall’aeroporto “F. Fellini” bus n.9 fermata Arco d'Augusto oppure stazione ferroviaria